Terminati i lavori di restauro della loggia e del ciclo di dipinti di Giacomo Bolognini (1659-1737) nel salone d’onore di Palazzo Ghini

Giovedì, 26 Settembre 2013

La dimora, commissionata nel 1680 dai fratelli Giacomo Francesco (1658-1719) e Alessandro Bruno (1659-1743) all'architetto cesenate Pietro Mattia Angeloni (1627-1701), appartenuta alla nobile famiglia cesenate (di origini senesi) dei Ghini (fra i molti suoi membri, da segnalare Giovanna Coronata Chini, madre di papa Pio VII Chiaramonti), si caratterizza per l'elegante controfacciata a tre ordini, con portico inferiore e loggia superiore con volte a crociera, sorretti da colonne di candida pietra d'Istria, sotto ioniche e sopra doriche, binate nelle due arcate centrali sovrapposte. Nella loggia, statue di Francesco Calligari (1733-1801).
Tra il 1719 e il 1721 Bolognini realizza quattordici dipinti ad olio su tela e una vasta pittura murale, sempre ad olio, che occupa quasi per intero una delle pareti lunghe della sala. Fu lo stesso artista ad illustrare al conte Ghini il significato a volte intricato e complesso delle allegorie dispiegate nelle vaste tele (di quel progetto iconografico è rimasta traccia in una trascrizione che illumina nei, minimi dettagli le immagini elaborate: caso rarissimo nella storia dell'arte). Il pennello di Giacomo Bolognini si avventura spericolatamente, con virtuosismi pittorici, in soggetti drammatici dai bagliori improvvisi con figure in controluce, come la Lotta tra Ercole e Apollo che lancia fulmini, la Caccia notturna di Diana che colpisce una mostruosa tigre ed Ercole che strangola l'idra dalle sette teste: oppure illustra con filosofiche allegorie gli elementi della Terra, dell'Aria, del Fuoco e dell'Acqua e delinea poeticamente gli amori notturni di Diana per il giovane Endimione, pastore eternamente dormiente, e la stessa dea che, al freddo chiarore lunare, solca il ciclo sul carro trascinato da una coppia di cavalli guidati da un putto, il Crepuscolo; tele "che ricevono di sotto in su il lume, dal pavimento piano della sala", precisa il pittore. E forse Giovan Pietro Zanotti (autore della Storia dell'Accademia Clementina di Bologna, 1739) s'ispira ai dipinti di Palazzo Ghini quando scrive del Bolognini: "La sua maniera è forte di chiaroscuro, e di colorito, e sopra un fondo oscuramente tinto fa strisciare certi lumi, con tanta vivezza, che agli occhi fanno quell'effetto, che fanno di notte tempo, qualora per nuvole è il cielo più oscuro, i lampi, che n'escono ad ora ad ora". Bolognini è pittore di fertile immaginazione barocca e appassionata cultura letteraria, alimentata dalle fonti mitografiche, dai testi emblematici e sapienziali e dai repertori iconografici. Come mostra il ciclo di Palazzo Ghini, le sue invenzioni sono costruite con ricercati impianti scenografici e compongono un'abile regia di luci che concorrono all'esaltazione delle virtù del committente, secondo uno sperimentato modello encomiastico. In queste tele, ad esempio, il luminismo notturno e la figura di Diana, dea della luna e signora della notte, rinviano allo stemma delia famiglia cesenate, nel quale per tre volte ricorre la falce di luna.
Da tempo i dodici dipinti e la vasta pittura murale attendevano un impegnativo intervento globale di recupero. Allentamenti delle tele, indebolimento dei telai, grevi ed estesi ritocchi di un grossolano intervento del 1939 e un cronico, avanzante degrado avrebbero messo a repentaglio la loro stessa sopravvivenza se non fosse intervenuta a promuoverne il restauro la Fondazione Cassa di Risparmio di Cesena, nell'ambito del recupero architettonico e strutturale del salone attuato dall'Ente diocesano, proprietario del palazzo.

Angelo Mazza, Marino Mengozzi

UNA MAGNIFICA DIMORA

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